Saso.
Conosce la persona in questa foto?
Certo, è quella zoccola della mia ex.
E questa?
Il mio ex coinquilino.
Bene, ora mi dica: conosce questo papero?
Somiglia un po' a Paperino ma, scusi, ora che ci penso: somigliano tutti a Paperino!
Tutti chi?
Tutti i paperi di questo...
Di questo cosa?
Di questo pianeta, di questa dimensione, di questa… qualunque cosa sia! Basta mi sono rotto, me ne vado!
Aspetti: io sto cercando di farle riprendere il controllo della sua vita. Quello che facciamo qui è una ricerca: esploriamo la sua mente cercando di mettere ordine nel caos. Dopo tutto quello che ha passato è normale che la sua mente sia alla deriva: dobbiamo solo darle il modo di raggiungere un facile approdo.
Ma cosa ho passato, non so di cosa parla!
L’esplosione, la botta in testa, il coma…
Io non ho mai…
Che c’è?
Ho qualcosa, qui, un… un bernoccolo…
È la cicatrice, non la traumatizzi…
Quando… cosa mi è successo?
Venga, torni a sedere. Mi dica, qual è il primo ricordo che ha di questa nuova, chiamiamola così, di questa nuova vita da papero.
Stavo… Ecco, stavo facendo sesso con una ragazza. Ha uno specchio, voglio vedere questo bozzo…
Una donna o una papera?
Una donna. Cazzo, brucia, perché non me ne sono accorto prima?
Dov’eravate, si concentri: dov’eravate lei e la ragazza?
A casa mia… Cioè, no, in un appartamento: non era casa mia quella!
Dov’è casa sua?
Nel mio universo, non qui sicuramente!
Saso. Lei deve capire che tutto ciò che ha passato…
Ma cosa ho passato, si può sapere?
Gli ultimi eventi di cui è stato protagonista, ne parleremo presto, hanno costretto la sua mente a creare questa rappresentazione, questa fantasia. È una strategia, attraverso la quale la sua mente prova a rielaborare il trauma.
Ma che trauma, cristo!
Lei non ricorda proprio questo papero? Guardi bene questa foto, la prenda.
No, non so chi sia, sembra uno dei…
Ha visto qualcosa? Mi dica, cosa l’ha colpita?
Questo disegno… dietro le spalle del papero… L’ho fatto io.
Bene, abbiamo un appiglio, continui: quando l’ha fatto?
Non lo so… Cioè, ricordo di averlo disegnato ma… non so come sia finito su quella parete!
Questo papero non le è famigliare?
Le ho detto di no! Ma perché insiste, crede… crede che se me lo domanda cento volte mi viene un’illuminazione? Non so chi sia, me lo dica lei: chi diavolo è questo papero e perché ha il mio disegno? Cosa…?!
Si calmi, la prego. Io posso immaginare cosa si prova a non avere il controllo della propria mente…
Io non sono pazzo.
No, non lo è. Ma lei non si ricorda di questo papero: lei non si ricorda di suo figlio.


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